Caro Mario

Lettera personale • Luciano Medè, 25 settembre 2015 •


Caro Mario,

che dirti?

Dopo due giorni di quasi full immersion nel tuo lavoro, sono “sbalordito”!

Il catalogo non ha niente da invidiare a quelli della Electra, e i DVD sono fatti da un “professionista”!

Comunque, queste cose sono di contorno, perché il cuore di tutto è la “Pittura”.

Sinceramente ti debbo chiedere scusa perché ti avevo “sottovalutato”. Pensavo che il dipingere per te fosse solo un semplice passatempo, mentre solo ora capisco l’importanza che ha nella tua vita.

Il disegno fluido, semplice, essenziale, specie dei primi anni, ritorna ogni tanto nell’impressionistico che si alterna all’informale, che è la tua vera vocazione.

“Giocare con i colori” ,  ma in modo serio, ponderato, attraverso studi, bozzetti , “scarabocchi” che, a prima vista , possono sembrare insignificanti, ma che poi si ritrovano  nei vari “oli” e o “acrilici”.

Tu mi conosci e sai che non sono un critico;  la mia passione per la pittura (degli altri) è più un piacere culturale (che lascia molto a desiderare) e    sentimentale (stante gli studi ragionieristici).

Ma, sinceramente, molti tuoi lavori mi entusiasmano.

All’inizio della visione dei DVD avevo cominciato a segnarmi quelli che più mi colpivano, ma poi ho dovuto smettere perché erano troppi. Ritorno dai campi, vendemmia, il sole dietro la sera, il “mio” qualcosa si muove nell’aria fredda (che per me rimane uno dei migliori e ti ringrazio Ancora dell’omaggio), diverse chine acquarellate con tocchi di colore e il nr. 483 – senza titolo – 7 luglio 1981, tempera su carta unico (n. 185 nella sezione dipinti) nel suo genere che, per me, è un “capolavoro”.

Negli scritti di introduzione, di cui apprezzo e condivido molto di quanto scrive Romagnolo, osservo che Sergio Magon parla di due aspetti “serenità e mistero”; io vedo invece la tua opera in modo un po’ diverso:

“Gioia di vita” (l’esplosione dei colori) e “Pessimismo” (inchiostri ed acrilici neri, specie nelle opere del 2014).

Già in passato hai molto usato il “nero”, ma mentre negli anni ’80 era una “diversificazione” pittorica, ora il tratto ha maggior spessore, sicurezza e fluidità e  non trovo più la “gioia” (risenti dell’età?). Mi sbaglio?

Hai fatto un catalogo eccezionale; hai passato un anno da ragioniere (schedare, ordinare, numerare, ecc. ) ora è tempo che torni al tuo vero Lavoro: al disegno ed al colore; “tanto colore” che ti è congeniale.

Un caro abbraccio, orgoglioso di conoscerti come “Pittore” e grazie della tua amicizia.